Il
campanile è il luogo dove l’arte
prende forma grazie alle melodie e di conseguenza
all’arte del campanaro.
La salita al campanile è il preludio
all’arte che prenderà forma;
questo contesto riveste quindi particolare
importanza nella concezione delle melodie
e nell’elaborazione musicale.
Le porte, le rampe di scale, l’orologio,
le corde che arrivano sino in fondo ed accompagnano
la salita, sono un tutt’uno con le
melodie, delle quali sono unico preludio
e ultima fonte di ispirazione; chiusa la
porta di accesso al campanile si entra per
così dire in un altro mondo, fatto
oltre che di materia, anche di odori e di
colori unici.
Ogni modifica di questo ambiente da parte
dell’uomo porta, a volte, ad una conseguente
alterazione dell’aspetto musicale.
In modo più o meno marcato questi
interventi agiscono sull’arte che
verrà o meno prodotta su quel campanile,
ferma restando la necessità del campanile
di produrre suoni che fungano da avvisi
per eventi quotidiani della chiesa collegata.
Un esempio per tutti è la tradizione
del suono dell’Angelus al calare del
sole: con l’automazione molto spesso
non vengono più tenute in considerazione
le variazioni di orario del tramonto.
Gli esempi di tali modifiche sono davanti
agli occhi (e nelle orecchie) di tutti:
si va dai campanili “virtuali”
(le campane registrate altrove e diffuse
con altoparlanti), alle campane automatizzate
(il sistema a telebattente, che percuote
la campana dall’esterno anziché
con il battaglio dall’interno, unito
spesso al sistema motorizzato delle ruote
per il suono a distesa) alla soppressione
delle rampe di accesso alla cella. |