La chiesa, di probabili origini medievali, sorge su una piccola piazza, dove sorge dirimpetto anche l'oratorio, nella frazione del Piano nel centro del paese, sull'antico itinerario che dall'abbazia di San Siro porta a Creto e alla Valle Scrivia.
Celebre nella storia di questo borgo è l'episodio della deportazione in due campi di concentramento (Bolzano, da Ottobre '44 a Gennaio '45 e Flossemburg, Baviera, fino alla fine di Aprile del '45) dell'allora parroco Nicola Ricchini, scampato poi alle persecuzioni e tornato tra i suoi che lo credevano defunto. L'anniversario del suo ritorno è stato celebrato nel 2005 con la posa di una lapide e un concerto di campane.
Da uno studio compiuto nell’archivio parrocchiale di Santo Stefano di Casella si viene a sapere che gli abitanti di Aggio, nel luglio 1747, “con la forza e grandissimo oltraggio” avevano rubato agli abitanti di Casella, aggrediti e posti in fuga dai Genovesi durante la guerra contro gli Austriaci, due campane del peso di circa 2050 libbre (circa 7 quintali).
In un inventario del 1750 conservato anch’esso nell’archivio parrocchiale di Casella, l’arciprete della stessa Giuseppe Maria Scorsa ci confessa che le due campane rubate sul suo campanile venivano ora a trovarsi sul campanile della chiesa di Aggio.
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