La zona in cui sorge la chiesa della Natività di Maria di Valleregia è nota per essere stata importante zona di transiti commerciali e, ancor prima, per il transito di S. Agostino con la madre Monica avvenuto nel 387 nella località Magnerri seguito da quello di re Liutprando che nel 725 ripassò di lì con le ceneri dello stesso santo, diretto a Savignone e a San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia.
Tra questi fatti si colloca la venuta nel 407 di San Claro il quale, lasciato il suo compagno Sant’Olcese, fondò la chiesetta di San Martino di Magnerri. Morì nella chiesa di “Santa Maria di Voiré”, dove sono conservate le reliquie del suo corpo.
Una fantasiosa spiegazione del nome “Valleregia” ne attribuirebbe l’invenzione al re Liutprando che giudicò appunto “regale” la bellezza dei dintorni.
La chiesa fu rifatta nel sec. XVII ed è a tre navate con cinque altari.
Nel 1749 la Masseria della chiesa spende L. 2284 per l’acquisto di nuove campane “pagati al Sig.r Rocca”, comprensive del “porto di dette campane dalla Fundaria a S. Teodoro”, “beneditione”, “vettura (...) da S. Teodoro alla parrocchia (...) al Boero” e “in vitto di 2 omini che hanno aiutato in trasporto dette campane particolarmente nella salita dal torrente alla parrocchia e per metterle a luogo sul campanile”.
Nel 1838 si spesero L. 26,10 “per trasporto della campana e ritorno da Voiré a Recco e ritorno.
Nel 1912 la Fabbriceria stipula un contratto col fonditore Mazzola per la rifusione della campana maggiore.
Nel 1931 si delibera di acquistare nuove campane in sostituzione delle vecchie e si affida l’incarico alla Ditta Fratelli Picasso di Recco.
Le 4 nuove campane pesavano, dalla più grande alla piccola, rispettivamente 550, 400, 290 e 260 kg.
Del 1939 è la richiesta di un preventivo per un nuovo concerto di 8 campane in fa, chiesto alla ditta Roberto Mazzola, che non venne mai eseguito.
Nell’archivio parrocchiale è conservato un documento, “Osservazioni/del Parroco di Valleregia Sac. Giuseppe Strata”, che svolse il suo mandato a tra il 1884 ed il 1921, nel quale si parla della “Casa colonica ad uso/del Campanaro”, avente “due piani, il primo ad uso di magazzino di utensili, il secondo serve per abitazione del campanaro e della sua famiglia. Questa casa ha il numero civico 2.”
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