La chiesa di Santa Maria di Quezzi conserva nel suo campanile tracce interessanti dell'originario edificio medievale, come i due archi di bifora in un unico blocco di pietra, visibili dalla piazza.
Citata per la prima volta in una bolla papale del 1158, subì importanti restauri nella seconda metà del XVIII secolo e fu ingrandita alla fine dell'800 dalla parte della facciata.
Il campanile è famoso anche per aver dato rifugio ai Ghibellini, nel 1322, nel corso della lotta intercorsa con i Guelfi che si erano invece rifugiati sul campanile di Marassi.
La storia campanaria della Val Bisagno ha nel campanile di Quezzi il centro di una scuola di campanari che ancora oggi vengono ricordati come veri e propri musicisti a tutti gli effetti e ultimi baluardi di una cultura popolare che oggi rischia di sparire completamente.
Dai racconti di alcuni abitanti* si sa che a Quezzi si alternavano sul campanile diversi campanari i quali davano luogo a vere e proprie "tenzoni" musical-campanarie e rendevano vivaci ed allegre le ricorrenze religiose più importanti: Francesco Parodi, Filippo Trasino, detto "Feipin", figlio di Lorenzo, detto "Pettu" anch'egli campanaro, Agostino "Agostin" Gherardi, e Giovanni Battista Santagata.
Quest'ultimo ha lasciato ai posteri un grande tesoro, unico nell'attività campanaria genovese: una raccolta manoscritta di 45 suonate per campane, probabilmente di quelle più famose e in voga ai suoi tempi.
Redatta nel 1983 e conservata nell'archivio parrocchiale, questa raccolta contiene sonate, tempi di danza (marce, mazurke, polke, valzer) e lodi religiose, dai titoli a volte curiosi e indicativi di un campanile sul quale furono ascoltate o di un campanaro che le aveva concepite e fatte diventare propri cavalli di battaglia.
* tra questi Agostino Pastorino ed Emilio Fossati, noto storico del borgo
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